I due sacchi

Parabole moderne

I DUE SACCHI

Una antica leggenda ci parla di tre uomini che viaggiavano sempre con due sacchi appresso, uno davanti e uno dietro sulle spalle. Quando fu chiesto al primo uomo cosa trasportasse nei suoi sacchi, rispose: “Tutto il bene che mi hanno fatto i miei amici è riposto nel sacco posteriore e quindi con facilità me ne dimentico. Il sacco anteriore contiene solo cose sgradevoli e, portandolo avanti, mi fermo spesso a pensare ad esse lungo il cammino, riuscendo a malapena ad avanzare“.

Il secondo uomo, quando gli formularono la stessa domanda, rispose in questo modo: “Nel sacco anteriore ci sono tutte le mie buone azioni così che io possa esibirle continuamente alle altre persone. In quello posteriore tengo invece rinchiusi i miei numerosi errori. Dato il loro numero e la loro gravità, non mi permettono di camminare velocemente, però non posso staccarmi da essi“.

Per ultimo, il terzo uomo, di fronte alla stessa domanda, rispose: “Il sacco davanti è pieno dei pensieri migliori e dei gesti più gentili ed amorevoli che ho ricevuto dalle persone. E’ grande, ma pesa pochissimo. Quello che invece porto sulle spalle è vuoto in quanto gli ho praticato un foro alla base dal quale fuoriesce tutto il male che ho ricevuto dagli altri o i pensieri cattivi che ho avuto. Tutto ciò è perduto per sempre e ora non c’è peso che renda difficile la mia strada“.

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Andrò a vederla un dì

Compositore: Pietro Janin

Andrò a vederla un dì
in cielo, patria mia,
andrò a veder Maria,
mia gioia e mio amor.

Al ciel, al ciel, al ciel,
andrò a vederla un dì. (2 volte)

Andrò a vederla un dì
è il grido di speranza
che infondemi costanza
nel viaggio e fra i dolor.

Andrò a vederla un dì
lasciando quest’esilio;
le poserò qual figlio,
il capo sopra il cuor.

[ Andrò a vederla un dì
andrò a levar miei canti
con gli Angeli e coi Santi
per corteggiarla ognor.

Andrò a vederla un dì
le andrò vicino al trono
ad ottenere in dono
un serto di splendor.

Andrò a vederla un dì
e come Bernadetta
in festa eterna, eletta,
potrò lodarla ognor. ]

Al tuo santo altar

Testo: E. Renoglio – Musica: Haie les Roses – 1963

Al tuo santo altar
mi appresso o Signor,
mia gioia e mio amor.

O Signore che scruti il mio cuor
dal maligno mi salvi il tuo amor.

Tu sei forza sei vita immortal
perché triste cammino tra i mal.

Mi risplenda la luce del ver
e mi guidi sul retto sentier.

Sulla cetra a te canto, Signor
non s’attristi e si turbi il mio cuor.

Mia salvezza e speranza sei tu
ch’io ti lodi in eterno, o Gesù.

A te nostro Padre

Compositore: Alberico Vitalini; Testo: Raffaello Lavagna

A te, nostro Padre e nostro Signor,
pane e vino oggi noi ti offriam sull’altar.

Grano, diverrai vivo pane del cielo,
cibo per nutrire l’alma fedel.

Vino, diverrai vivo sangue di Cristo,
fonte che disseta l’arsura del cuor.

Salga fino a te, e a te sia gradita
l’ostia che t’offriamo in tutta umiltà.

Grazia e lode a Te, che ci doni la vita,
venga il tuo Regno, o Dio di bontà.

Grazie per averci parlato, Signore:
donaci il tuo corpo e il tuo sangue, Gesù.