Il negozio di Dio

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IL NEGOZIO DI DIO

Un giorno Dio decise di aprire anche Lui un negozio sulla terra. Chiamò l’Angelo più bello e più gentile e gli disse: “Tu sarai il mio commesso. Ti metterai dietro il banco e venderai i Miei Prodotti”. Non appena si sparse la notizia dell’apertura del “Negozio di Dio”, tutti corsero per gli acquisti. “Che cosa vendi, Angelo bello?” – domandò il primo arrivato. “Ogni ben di Dio!”. “E fai pagare caro?”. “Oh, no! I Doni di Dio sono tutti gratuiti!”. Il cliente, stupefatto, non sapeva darsi una spiegazione. Contemplava, meravigliato, il grande scaffale con “anfore d’amore”, “pacchi di speranza”, “scatole di pace”, “flaconi di gioia”… Si fece coraggio e, poiché aveva un immenso bisogno di tutta quella mercanzia, disse all’Angelo: “Dammi un po’ di ‘Perdono’ – un po’ ‘d’Amor di Dio’ – un ‘cartoccio di Felicità’ – un ‘vasetto di pazienza’ – una ‘mestola di Umiltà’ – un ‘barile di Coraggio e Speranza’ quanto basta!”. L’Angelo, gentile, si mette immediatamente a preparare tutta quella merce. Dopo un po’, ritorna al bancone con un pacco piccolissimo. Il cliente non può fare a meno di esclamare: “Possibile? Tutto qui?”. L’Angelo, con voce solenne, gli spiega: “Eh, sì, mio caro: nella Bottega di Dio non si vendono ‘frutti maturi’, bensì soltanto piccoli semi da coltivare!”.

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La pozzanghera

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pozzanghera

LA POZZANGHERA

Bruno Ferrero

C'era una volta una piccola pozzanghera. Era felice di esistere e si divertiva maliziosamente quando schizzava qualcuno con l'aiuto di un'automobile. Aveva paura solo di una cosa: del sole. "E' la morte delle pozzanghere" pensava rabbrividendo. Un poeta che camminava con la testa sognante finì dentro alla pozzanghera con tutti e due i piedi, ma invece di arrabbiarsi fece amicizia con lei. "Buongiorno" disse, e la pozzanghera rispose: "Buongiorno!". "Come sei arrivata quaggiù?" chiese il poeta. Invece di rispondere la pozzanghera raccolse tutte le sue forze e rispecchiò la volta celeste. Parlarono a lungo del Grande Padre, la pioggia, e del fatto che la pozzanghera aveva tanta paura del sole. Il buon poeta volle farle passare quella paura. Le parlò dell'incredibile vastità del mare, del guizzare dei pesci e della gioia delle onde. Le raccontò anche che il mare era la patria e la madre di tutte le pozzanghere del mondo e che la vita della terra e del mare era dovuta al sole. Anche la vita delle pozzanghere. La sera abbracciò il poeta e la pozzanghera ancora assorti nel loro muto dialogo. Alcuni giorni dopo, il poeta tornò dalla sua umida amica. La trovò che danzava nell'aria alla calda luce del sole. La pozzanghera spiegò: "Grazie a te ho capito. Quando il sole mi ha avvolto con la sua tenerezza, non ho più avuto paura. Mi sono lasciata prendere e ora parto sulle rotte delle oche selvatiche che mi indicano la via verso il mare. Arrivederci e non mi dimenticare".

Un pezzo di carbone si sentiva sporco, brutto e inutile. Decise di diventare bianco e levigato. Provò diversi prodotti chimici e varie operazioni chirurgiche. Niente da fare. "C'è soltanto il fuoco" gli dissero. Il pezzo di carbone si buttò nel fuoco. Divenne una creatura luminosa, splendente, calda, irradiante, magnifica. "Ti stai consumando" gli dissero. "Ma dono luce e calore" rispose il pezzo di carbone, finalmente felice.

Lasciati prendere dal sole e dal fuoco dello Spirito. Splenderai come un astro del cielo sulle rotte dell'infinito.

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La porta

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gesù

LA PORTA

Bruno Ferrero

C'è un quadro famoso che rappresenta Gesù in un giardino buio. Con la mano sinistra alza una lampada che illumina la scena, con la destra bussa ad una porta pesante e robusta. Quando il quadro fu presentato per la prima volta ad una mostra, un visitatore fece notare al pittore un particolare curioso. "Nel suo quadro c'è un errore. La porta è senza maniglia". "Non è un errore" rispose il pittore. "Quella è la porta del cuore umano. Si apre solo dall'interno".

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La fede

Storie dell'anima

perché pregare

LA FEDE

Bruno Ferrero

I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foge pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L'erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto. Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia. All'ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari. Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso. Pregare è chiedere la pioggia, credere è portare l'ombrello.

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Cate-Quiz – Il nostro Vescovo

QUIZ SUL NOSTRO VESCOVO

Carissimo/a fanciullo/a, ti proponiamo un questionario che ti permetterà di migliorare le tue conoscenze su chi guida da un mese la nostra diocesi: il nostro vescovo.

Troverai qui di seguito delle domende, facili facili, alle quali dovrai rispondere tu, senza farti aiutare da alcuno (quando proprio non riuscissi a trovare una risposta esatta, e solo allora, potrai consultare la Bibbia o chiedere un po' di aiuto a qualche catechista o ai tuoi familiari!).

Come compilare il Questionario

Metti la spunta sul cerchietto posto alla sinistra della risposta che tu ritieni essere quella esatta. Alla fine del questionario lasciaci i tuoi dati e un recapito telefonico tuo o dei tuoi genitori.

SE NON VISUALIZZI CORRETTAMENTE IL QUIZ QUI DI SEGUITO, CLICCA >>QUI<<



Cate-Quiz – Il mio parroco

SIGNORE, DONACI PRETI NUOVI

(cfr.: P. Gasparino)

Signore, donaci dei preti nuovi, plasmati su di te. Preti adatti al mondo di oggi, che resistano a tutti gli sbandamenti e a tutte le mode. Preti pieni di Spirito Santo, innamorati di Te, dell'Eucaristia e della Parola. Preti che non guardano l'orologio quando stanno davanti a te; capaci di pregare di giorno e anche di notte, come Gesù. Preti che sanno accogliere tutti, capaci di tenerezza e di misericordia per tutte le disperazioni del mondo di oggi.

Signore, mandaci dei preti da battaglia, umili e fedeli alla Chiesa, che insegnano ad amare i mali della Chiesa, che si puntano il dito addosso prima di puntarlo sugli altri. Preti allenati al sacrificio, che sanno parlare di rinuncia, che vivono la povertà evangelica, che sanno dividere tutto quello che hanno con chi è nel bisogno.

Mandaci preti che sanno resistere alle mode di pensiero e ai compromessi mondani, che non si aggiogano ai carri di chi la sa più lunga dei Vescovi e del Papa. Preti creativi, dal cuore grande come il cuore di Cristo, instancabili nell'insegnare e nel formare, costanti, resistenti, tenaci. Preti profeti, forti, umili, che non si scandalizzano di nessuna miseria umana. 

Mandaci preti che si sentano peccatori come tutti, fedeli e fieri del loro celibato; preti limpidi che portino il Vangelo stampato nella loro vita più che nelle loro parole.

Signore, donaci il coraggio di chiedere preti santi e di meritarli un poco, almeno con la preghiera umile, costante e coraggiosa.

Maria, Madre dei preti, Madre della Chiesa, aggiungi tu quello che manca a questa preghiera e presentala a Cristo per noi. Amen.

QUIZ SUL TUO PARROCO

Carissimo/a fanciullo/a, ti proponiamo un questionario che ti permetterà di migliorare le tue conoscenze su chi guida da alcuni anni la nostra parrocchia: il tuo parroco.

Troverai qui di seguito delle domende, facili facili, alle quali dovrai rispondere tu, senza farti aiutare da alcuno (quando proprio non riuscissi a trovare una risposta esatta, e solo allora, potrai consultare la Bibbia o chiedere un po' di aiuto a qualche catechista o ai tuoi familiari!).

Come compilare il Questionario

Metti la spunta sul cerchietto posto alla sinistra della risposta che tu ritieni essere quella esatta. Alla fine del questionario lasciaci i tuoi dati e un recapito telefonico tuo o dei tuoi genitori.

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La principessa

Storie dell'anima

principessa

LA PRINCIPESSA

C'era una volta un re che aveva una figlia di grande bellezza e straordinaria intelligenza.

La principessa soffriva però di una misteriosa malattia. Man mano che cresceva, si indebolivano le sue braccia e le sue gambe, mentre vista e udito si affievolivano. Molti medici avevano invano tentato di curarla.

Un giorno arrivò a corte un vecchio, del quale si diceva che conoscesse il segreto della vita. Tutti i cortigiani si affrettarono a chiedergli di aiutare la principessa malata. Il vecchio diede alla fanciulla un cestino di vimini, con un coperchio chiuso, e disse: «Prendilo e abbine cura. Ti guarirà».

Piena di gioia e attesa, la principessa aprì il coperchio, ma quello che vide la sbalordì dolorosamente. Nel cestino giaceva infatti un bambino, devastato dalla malattia, ancor più miserabile e sofferente di lei.

La principessa lasciò crescere nel suo cuore la compassione. Nonostante i dolori prese in braccio il bambino e cominciò a curarlo. Passarono i mesi: la principessa non aveva occhi che per il bambino. Lo nutriva, lo accarezzava, gli sorrideva. Lo vegliava di notte, gli parlava teneramente. Anche se tutto questo le costava una fatica intensa e dolorosa.

Quasi sette anni dopo, accadde qualcosa di incredibile. Un mattino, il bambino cominciò a sorridere e a camminare. La principessa lo prese in braccio e cominciò a danzare, ridendo e cantando. Leggera e bellissima come non era più da gran tempo. Senza accorgersene era guarita anche lei.

Signore, quando ho fame mandami qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di acqua;
quando ho freddo, mandarmi qualcuno da riscaldare;
quando sono nella sofferenza, mandami qualcuno da consolare;

quando la mia croce diviene pesante, dammi la croce di un altro da condividere;
quando sono povero, portami qualcuno che è nel bisogno;

quando non ho tempo, dammi qualcuno da aiutare per un momento;

quando mi sento scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;

quando sento il bisogno di essere compreso, dammi qualcuno che ha bisogno della mia comprensione;

quando vorrei che qualcuno si prendesse cura di me, mandami qualcuno di cui prendermi cura;

quando penso a me stesso, rivolgi i miei pensieri ad altri.

 

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I bruchi

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bruchi

I BRUCHI

(Bruno Ferrero)

C'era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi. Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese. Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso.

La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla. Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po' per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro. I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere. Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate.

Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso.

"Sei veramente fortunato, vecchio mio", diceva Giovanni al gelso.

"Te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l'estate verrà l'autunno, poi l'inverno, poi tutto ricomincerà. Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito".

Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po': "Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata…".

Giovanni agitava il testone e brontolava: "Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia.

Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta".

"Ma Giovanni", chiese una volta il gelso, "tu non sogni mai?". Il bruco arrossì. "Qualche volta", rispose timidamente. "E che cosa sogni?".

"Gli angeli", disse, "creature che volano, in un mondo stupendo".

"E nel sogno sei uno di quelli?". "…Sì", mormorò con un fil di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo. Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere. "Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete!". Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. "Chi ti mette queste idee in testa?", brontolava Pierbruco.

"Il tempo vola, non c'è niente dopo! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi! "Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati…". "Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni", rispondeva l'amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare. "Presto tutto finirà…scrunch… Non c'è niente dopo…scrunch… Certo, io mangio..scrunch, bevo e mi diverto più che posso…scrunch… ma…scrunch…non sono felice…scrunch… I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni", bofonchiava, lavorando di mandibole.

Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso. "Sono venuto a salutarti. È la fine. Guarda sono l'ultimo. Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!". "Finalmente! Potrò far ricrescere un po' di foglie! Ho già incominciato a godermi il silenzio! Mi avete praticamente spogliato! Arrivederci, Giovanni!", sorrise il gelso. "Ti sbagli gelso. Questo…sigh…è…è un addio, amico!", disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza. "Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!".

Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo. "Oh", ribatté il gelso, "vedrai". E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso. "Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?". "Ciao Giovanni! Hai visto, che avevo ragione io?"sorrise il vecchio albero.

"O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?".

Parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi.

Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi.

Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola?

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