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Storie dell'anima

barilotto

IL BARILOTTO

(Bruno Ferrero)

C'era una volta un cavaliere che aveva valorosamente combattuto in tutti gli angoli del Regno. Finché un giorno, durante una scaramuccia, un colpo di balestra gli aveva trapassato una gamba e quasi messo fine ai suoi giorni.
Mentre giaceva ferito, il cavaliere aveva intravisto il paradiso, ma molto lontano e fuori della sua portata. Mentre l'inferno con la gola spalancata e infuocata era vicino vicino. Aveva da tempo infatti calpestato tutte le promesse e le regole della cavalleria e si era trasformato in un soldataccio impenitente, che ammazzava senza rimorsi il suo prossimo, razziava e commetteva ogni sorta di violenze.
Pieno di spavento salutare, gettò elmo, spada e armatura e si diresse a piedi verso la caverna di un santo eremita.
"Padre mio, vorrei ricevere il perdono delle mie colpe, perché nutro una gran paura per la salvezza dell'anima mia. Farò qualunque penitenza. Non ho paura di niente, io!".
"Bene, figliolo", rispose l'eremita. "Fa' soltanto una cosa: vammi a riempire d'acqua questo barilotto e poi riportamelo".
"Ufff! E' una penitenza da bambini o da donnette!", sbraitò il cavaliere agitando un pugno minaccioso. Ma la visione del diavolo sghignazzante lo ammorbidì subito.
Prese il barilotto sotto braccio e brontolando si diresse al fiume.
Immerse il barilotto nell'acqua, ma quello rifiutò di riempirsi.
"E' un sortilegio magico", ruggì il penitente. "Ma ora vedremo".
Si diresse verso una sorgente: il barilotto rimase ostinatamente vuoto. Furibondo, si precipitò al pozzo del villaggio. Fatica sprecata!
Un anno dopo, il vecchio eremita vide arrivare un povero straccione dai piedi sanguinanti e con un barilotto vuoto sotto il braccio.
"Padre mio", disse il cavaliere (era proprio lui) con voce bassa e addolorata, "ho girato tutti i fiumi e le fonti del Regno. Non ho potuto riempire il barilotto… Ora so che i miei peccati non saranno perdonati. Sarò dannato per l'eternità! Ah, i miei peccati, i miei peccati così pesanti… Troppo tardi mi sono pentito".
Le lacrime scorrevano sul suo volto scavato. Una lacrima piccola piccola scivolando sulla folta barba finì nel barilotto. Di colpo il bariotto si riempì fino all'orlo dell'acqua più pura, fresca e buona che mai si fosse vista.
Una sola piccola lacrima di pentimento.

Appena arrivato in Paradiso, un santo ebbe in premio una corona d'oro. Felice del suo splendente distintivo cominciò a passeggiare per le incantevoli vie del cielo e si accorse, con un po' di sorpresa, che la maggioranza degli altri santi portava corone tempestate di gioielli e pietre preziose.
Con un filo di delusione nella voce, domandò: "Perché la mia corona non ha neanche un gioiello?".
Un angelo rispose: "Perché tu non ne hai guadagnato nessuno. I gioielli sono le lacrime che i santi hanno versato sulla terra. Tu non hai mai pianto".
"E come potevo piangere", chiese il santo, "dal momento che ero così felice nell'amore di Dio?".
"Questa è una grandissima cosa", disse l'angelo. "E difatti la tua corona è d'oro. Ma le pietre preziose toccano solo a quelli che hanno pianto".

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