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Family praying at dining room table (1)

Come educare i bambini alla preghiera? Ci sono delle tappe e dei presupposti nello sviluppo della vita di preghiera di un bambino e i genitori attenti all'educazione religiosa dei figli li guidano con costanza a scoprire le tracce di Dio nelle piccole e grandi esperienze della loro giornata. Quali sono allora le condizioni della preghiera?

– Anzitutto, la cosa più importante, è l'esistenza di un clima comunicativo in famiglia: non c'è preghiera lì dove manca il dialogo, la parola donata e ascoltata, la sicurezza che il segreto è custodito e che anche il più brutto litigio può concludersi con una parola di perdono. Il bambino osserva come parlano i genitori tra loro e, anche se gli sfugge il significato di qualche termine, di certo non gli sfugge la qualità del tono della voce, il calore o la freddezza con cui ci si rivolge l'uno all'altro. 

– Allo stesso modo, altra importante scuola di preghiera è lo stile con cui i genitori si rivolgono al bambino stesso: se esso è improntato al rispetto e alla sollecitudine, alla confidenza e alla fiducia, il bambino saprà trasferire le stesse modalità di comunicazione anche nel dialogo di preghiera; imparerà a ringraziare, a chiedere scusa, a domandare aiuto a Dio.

– Altro presupposto è la testimonianza di preghiera delle persone di riferimento del bambino: genitori, nonni, educatori. Il bambino imita spontaneamente il suo ambiente ripetendone gesti e atteggiamenti: s'inginocchia come la nonna, fa il segno della croce come la mamma, china il capo come il papà. I gesti di preghiera dei "grandi" comunicano al bambino la consapevolezza che c'è Qualcuno, ancora più grande e potente del papà e la mamma, a cui essi si rivolgono con fiducia a rispetto.

– Insieme ai gesti, le parole rivelano al bambino l'identità di questo interlocutore misterioso. Per questo è importante attingere al patrimonio di preghiera della Chiesa evitando preghiere troppo infantili e lontane da ciò che Gesù rivela di Dio.

– E' necessario tuttavia evitare le forzature: spesso il papà si trova a disagio a pregare con gli altri; altre volte i coniugi preferiscono pregare individualmente a casa e insieme in chiesa. In questi casi forse è meglio agire con spontaneità condividendo magari un momento di silenzio senza però tralasciare le mille occasioni della giornata in cui si può dire con semplicità: "Grazie, Signore!".

E' importante che il bambino impari a ringraziare Dio per le capacità che ha ricevuto di pensare, amare. Se infatti assocerà la preghiera esclusivamente a sentimenti di bisogno e di passività e non come dono di sé, impegno creativo, la sua fede resterà immatura e narcisistica.

– Come sottolinea il Catechismo dei bambini, anche gli onomastici e i compleanni offrono occasione per pregare insieme: tutti i familiari ringraziano Dio per la vita che ha donato e costantemente dona al papà, alla mamma, ai fratellini, al bambino stesso etc… Tra le luci delle candeline e lo scambio dei doni si rinnova con maggior consapevolezza l'atto di abbandono in Colui che tiene la nostra vita nella sua mano.

– Il bambino esprime la sua gioia saltando e battendo le mani; bacia e accarezza chi ama, si rannicchia su se stesso quando ha paura. Egli parla con tutto il suo corpo. Questo anche nel dialogo con Dio. Congiungere le mani, chinare il capo, alzare le braccia, sono alcuni gesti che la liturgia propone al credente e che possono essere imparati ed esercitati con semplicità in famiglia fin dall'infanzia.

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