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dai sassi e dalle oche

Maestro d’umiltà, il “Poverello d’Assisi”, ovvero San Francesco, imparava l’amore per il Signore da ogni creatura e perfino dai sassi.

Si narra infatti che un giorno, sedutosi a terra rimirando il terreno, disse all’amico che lo accompagnava: “Frate Leone, impariamo dai sassi”. “Impariamo che cosa?”, chiese perplesso il frate. “Il silenzio”, rispose Francesco.

Se tanto ha fatto un santo, noi possiamo almeno cercare di imparare dagli animali. Dalle oche per esempio.

Quando sopraggiunge l’inverno le oche selvatiche si spingono a sud. Un’oca guida lo stormo, altre due si dispongono dietro di questa, una a destra e l’altra a sinistra, mentre un nutrito gruppo di compagne prosegue le due file dando vita ad una pittoresca formazione di volo a “V”. In questo modo, quando un’oca sbatte le ali, crea una spinta verso l’alto per l’uccello che la segue subito dietro. Muovendosi insieme lo stormo aumenta la propria autonomia di volo di più del 70% rispetto ad un’oca che migrasse da sola.

Se un’oca si stacca dal gruppo, avverte immediatamente una maggior resistenza aerodinamica e subito si rimette in formazione.

Quando la prima oca si stanca, si sposta lateralmente e un’altra prende il suo posto alla guida dello stormo, mentre quelle più indietro meno affaticate starnazzano per incoraggiare le altre a mantenere la velocità.

Se un’oca si ammala durante il lungo viaggio, oppure se viene colpita da un colpo di fucile, esce dalla formazione. Allora due oche se ne staccano con lei e la seguono fino a terra, per prestarle aiuto e protezione. Le due compagne restano con l’oca ferita finché non è in grado di volare di nuovo, oppure finché muore. Solo allora riprendono il volo, si uniscono ad un’altra formazione o si lanciano per conto loro, fino a raggiungere di nuovo il loro gruppo.

Se avessimo il buonsenso di un oca, ci sosterremmo a vicenda in questo modo, da dietro manderemmo messaggi incoraggianti, troveremmo sensato fare a turno nei lavori più esigenti e rimarremmo in formazione con coloro che procedono nella nostra stessa direzione. Coloro che hanno il senso della comunità, infatti, arrivano dove vogliono andare più rapidamente e facilmente, perché viaggiano sulla spinta l’uno dell’altro.

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